Giorgio Portera, genetista e ufficiale in congedo dell'Arma dei Carabinieri, è stato ascoltato dalla Procura di Pavia nell'ambito della nuova indagine sul delitto di Garlasco. Come confermato da la Repubblica e ANSA, Portera ha dichiarato di non poter stabilire con certezza se una determinata operazione sia stata eseguita materialmente da lui oppure da un collega cui aveva concesso l'accesso allo strumento utilizzando la propria credenziale utente.

Secondo la Repubblica, lo stesso Portera ha ulteriormente chiarito la natura del tutto marginale di tale attività, confermando di aver ricondotto quell'accesso al campione in questione solo a distanza di anni, a seguito della divulgazione dei dettagli relativi ai raw data, ricordando un episodio che all'epoca rientrava nella normale gestione quotidiana di numerosi campioni.

Secondo ANSA, dagli atti emerge la conferma degli esperti dell'aggiunto Stefano Civardi alle analisi dei consulenti Linarello e Ricci di Stasi, in merito ai raw data e al fatto che il 20 settembre di 19 anni fa, il giorno dopo un match positivo con il Dna di Chiara, erano arrivati due esiti negativi. Sempre ANSA riferisce che si tratterebbe di prove che, per la difesa, potevano scagionare l'imputato e che hanno dato origine a nuovi accertamenti su quattro ex investigatori del Ris, tra cui l'ex generale Luciano Garofano.

Secondo ANSA, la conclusione della nuova inchiesta su Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi, per la quale si prepara entro fine anno la richiesta di processo, non fa calare il sipario sulle indagini della Procura di Pavia. Un fronte, quello trasmesso da Brescia dopo l'archiviazione dell'ex procuratore Mario Venditti, che scava sul ruolo dei carabinieri che seguirono le indagini del 2016-2017; l'altro riguarda l'operato degli investigatori del Ris nel 2007, che secondo la Procura non avrebbero depositato a Alberto Stasi prove considerate favorevoli, quelle sull'ormai noto Dna sui pedali.